La caduta del prezzo del petrolio aggraverà la recessione ?

0
167

9 dicembre 2014

Osservatorio La Questione Capitale

La buona notizia : il prezzo del petrolio é calato del 40% dall’aprile scorso e cio’ ci permette di pagare meno il carburante. Il nostro potere d’acquisto aumenta di pari passo e questo fa bene ai consumi e alle imprese.

La cattiva notizia : le quotazioni dell’oro nero si abbassano ma i prezzi al consumo hanno difficoltà ad allinearsi . Nell’intera zona euro il loro indice globale é progredito appena dello 0,3%. In tale situazione una riduzione sarebbe possibile ma trascinerebbe al ribasso anche i salari. Questa spirale, infernale perché incontrollabile, porta un nome sinistro : deflazione.

La doppia situazione appena richiamata si rivela essere piuttosto schizofrenica e ci viene servita inevitabilmente a colazione,a pranzo e cena. E’ indubbio che tutti noi ci rallegriamo quando ci viene offerta la possibilità di spendere meno ma la corsa alla ricerca del prezzo più basso porta alla rovina perché le attività produttive si riducono al lumicino e con esse l’impiego e l’occupazione in generale.

Come uscire da questa contraddizione e da questa trappola ?.

Negli stati Uniti lo spettro della deflazione é rimasto al centro della politica economica sin dal momento dello scoppio della violentissima crisi finanziaria del 2008. Fatto tesoro degli errori commessi nel periodo compreso tra le due guerre (1929) la Banca Centrale ha inondato l’America e, di riflesso il mondo intero, di dollari al fine di disinnescare il rischio di una possibile deriva deflazionista. Il successo di questa politica é sotto gli occhi di tutti, tanto che anche la Banca Centrale inglese e quella giapponese si sono mosse utilizzando la stessa metodologia.

In Europa la situazione é molto più ambigua. La mancanza di fiducia tra i paesi membri ammanetta di fatto la BCE che, per ragioni istituzionali, non puo’ adottare gli stessi provvedimenti non disponendo di un budget unico capace di organizzare una solidarietà fiscale tra tutti i suoi cittadini via stati che li rappresentano. Da qui nascono all’interno del consiglio dei governatori tutti quei dibattiti bizantini intorno all’opportunità di introdurre o meno l’ormai famoso “quantitative easing” ovvero l’acquisto di titoli finanziari pubblici e privati attraverso il ricorso alla stampa di nuova moneta.

Tutto cio’ chiarisce perché in Europa il rischio di deflazione é incomparabilmente più alto rispetto agli Stati Uniti. In sostanza la nostra vulnerabilità si spiega con la bassa o nulla inflazione (0,2% da noi e 1,8% da loro), con la crescente disoccupazione ( é due volte più elevata da noi) e con il ritmo di crescita (3,5 volte meno forte rispetto a loro).

E’ dunque in questo contesto che interviene il contro shock petrolifero di queste ultime settimane. Attenendoci strettamente all’indice dei prezzi al consumo si puo’ notare come le tendenze deflazioniste ne risultano paradossalmente esacerbate in quanto nel calcolo viene conteggiata anche la variazione negativa del prezzo del petrolio .

A mio sommesso parere sarebbe più corretto e pertinente conteggiare l’indice dei prezzi al consumo senza l’incidenza del petrolio, cosi come é regola negli Stati Uniti. In realtà Mario Draghi si trova preso tra due fuochi : da un lato gli ultraortodossi capeggiati dalla Germania e dall’altro quei paesi sempre pronti a reclamare regole più flessibili come la Francia , l’Italia e la Gran Bretagna, anche se quest’ultima ha una sua banca centrale autonoma. Occorre ricordare che nel 2011, all’epoca della nomina di Draghi in BCE, la stampa tedesca l’aveva rappresentato con un casco prussiano a punta significando che egli era allineato all’ortodossia monetaria tedesca, condizione sine qua non per accedere alla carica di Presidente. Oggi,invece, la stampa britannica lo rappresenta con il cappello di Babbo Natale chiamandolo “Santa Draghi” (Santa Claus é il Babbo Natale inglese) alludendo chiaramente al generoso “quantitative easing” che vorrebbe lanciare e che la BCE verosimilmente varerà entro il primo trimestre 2015.

Ovviamente questi due cappelli non possono essere indossati contemporaneamente. L’arte sta nello scegliere l’abito più appropriato alla situazione contingente che, va ancora una volta ripetuto, non é affatto semplice.

In sintesi : sarebbe irragionevole pensare che la riduzione del prezzo del greggio possa meccanicamente cristallizzare il processo di deflazione quando, nello stesso tempo, apporta un sostegno importante all’economia . La verità o, meglio, la difficoltà sta nel far coesistere il fenomeno della riduzione (raffreddamento) dei prezzi con quello dell’aumento del potere d’acquisto (riscaldamento) . E’ pertanto possibile che il clima economico nella zona euro possa risultare perturbato durante le prossime settimane, cosi come le decisioni della BCE.

Mario Travaglini

09/12/2014