NEMICI E COMPLICI

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NEMICI E COMPLICI – Centralmente

NEMICI E COMPLICI

 di Mario Travaglini

 Maurizio Crozza è diventato improvvisamente famoso anche negli Stati Uniti. La parodia di Biden che non riesce a raggiungere il leggìo insieme alle frasi senza senso pronunciate in una ipotetica conferenza stampa, dopo essere stata ripresa integralmente dal Commentatore di Fox News, Clay Travis, ha fatto il giro del Paese, tanto che in qualche ora ha raccolto oltre 3,3 milioni di visualizzazioni. Al comico italiano sono bastati poco più di due minuti per mettere a fuoco senza pietà l’inadeguatezza dell’attuale inquilino della Casa Bianca e porlo, con rispetto parlando, completamente ignudo non solo di fronte agli americani ma al mondo intero. Che il capitano degli Stati Uniti abbia perso la testa non è dunque più una novità, tanto che alcuni media americani sono usciti allo scoperto ed  hanno iniziato finalmente a battere articoli che appena un mese fa erano ritenuti fuori luogo. Per esempio la CBS Boston testualmente riporta: “Quando questa settimana la memoria di Joe Biden è stata messa in discussione, è iniziato un dibattito per chiederci se un uomo di 81 anni fosse mentalmente idoneo a guidare il Paese”. Nel corso di una conferenza stampa  di giovedì scorso, Biden ha voluto replicare  affermando: “La mia memoria va molto bene”; sennonché durante la stessa conferenza, menzionando le tensioni   a Gaza, ancora una volta ha confuso il nome del leader dell’Egitto con quello del Messico. La cosa preoccupante è che ai più non importa un fico secco, pensando che il sistema è talmente impermeabile che un Presidente può essere un completo incapace senza che ciò abbia alcun impatto interno e/o internazionale, spingendo comunque la nave attraverso le correnti. Sfortunatamente, però, su quella nave ci siamo anche noi e, se mi permettete, io non voglio andare né alla deriva né a sbattere sugli scogli.  Non è il caso che mi ripeta perché sono certo che qualche lettore ricorderà l’articolo con cui mi sono occupato di Biden e di Trump, ossia dei “Vuoti a perdere” che l’America si accinge a mandare alla Casa Bianca il prossimo novembre. Tuttavia, qualche riflessione supplementare credo debba essere fatta, soprattutto perché quella nave si sta dirigendo a grande velocità verso due scogli giganteschi: più debito pubblico e più inflazione. Il debito pubblico è molto aumentato a causa delle due guerre in corso (Ucraina e Israele); esso, dopo essere stato oggetto di scontri politici tra Democratici e Conservatori, pur trovando un punto di convergenza sugli ultimi aiuti da inviare a Zelens’kyj, ha posto l’Amministrazione Biden di fronte ad una sorta di ribellione da parte del mercato globale.

I mercati pensano che sia ora di fare qualcosa al riguardo ponendo il problema in cima all’agenda politica ed evitando che la crisi da prevedibile diventi conclamata.  Una sorta di “bomba a orologeria” che potrebbe essere innescata da tre debiti non finanziati (beneficiari della previdenza sociale e pensioni dei dipendenti federali, Medicare e debito federale) che nel loro complesso oggi ammontano a ben 212 miliardi di dollari. Per fare un confronto, questa cifra ammontava a soli 122.000 miliardi di dollari nel 2019 e dovrebbe, secondo l’orologio del debito, raggiungere i 288.900 miliardi di dollari entro il 2028. Ma come mai questo iceberg è diventato così grande? E perché continua a crescere? E, se questo è il pericolo più evidente, perché Sansone va dritto verso di esso, sapendo di trascinarsi appresso tutti i Filistei ?

 Diamo uno sguardo più da vicino all’inflazione. Potremmo trovare una risposta proprio lì. Ovviamente, le cause sono diverse ma tutte si intrecciano tra loro.

C’è l’inflazione monetaria che è abbastanza semplice: le banche centrali stampano denaro per finanziare i loro errori, le loro colpe e premiare i loro complici. La maggiore liquidità e il maggior credito disponibile  aumentano l’offerta di moneta e fanno salire i prezzi. I governi, poi, non si accontentano di distribuire dollari o euro a chicchessia ma prendono in prestito denaro dalle grandi banche, aumentando così il debito del paese.

C’è poi l’inflazione fiscale che è un altro modo per aumentare i prezzi. I governi spendono più di quanto incassano in tasse. Anche in questo caso, l’idea non è quella di ridistribuire la ricchezza dalle persone benestanti che l’hanno guadagnata a quelle meno fortunate ma ai gruppi favoriti dalla casta politica.

Si innesca, insomma, un circolo vizioso nel quale i governi per spendere sono costretti a ricorrere a nuovi prestiti finendo per indebitarsi sempre di più, con l’aggravante che il maggior debito contratto risulti anche improduttivo.

Molti economisti sostengono che l’indebitamento pubblico non causa inflazione

perché la quantità di “liquidità” rimane la stessa, in quanto si limita a togliere  “contante” ai risparmiatori per trasferirlo a chi spende, ovvero allo Stato. Ma, se è vero che  la quantità di moneta rimane costante, in realtà accade che il volume dei beni e dei servizi utili diminuisce perché il denaro viene utilizzato per finanziare i capricci e gli sprechi del governo anziché lasciare che quel denaro rimanga nella disponibilità dei risparmiatori per sostenere nuove fabbriche e imprese, facendo aumentare la produzione e, di conseguenza il PIL.

C’è, infine, anche una terza inflazione: quella cosiddetta “normativa”. Esistono leggi, decreti, regolamenti, disciplinari etc. etc. che nel loro complesso si definiscono “norme”. Sono il frutto di processi decisionali partoriti da organi locali, nazionali o sovranazionali come Bruxelles, sede della burocrazia della Unione Europea.  Queste regole si accumulano, anno dopo anno, a vantaggio di gruppi specifici, a scapito di tutti gli altri. Ne consegue che i primi diventano complici del sistema e gli individui che ne fanno parte risultano automaticamente privilegiati senza che abbiano chiesto alcunché. Il resto della popolazione, che è maggioranza, ne subisce tutte le conseguenze, rimanendo ostacolata, frenata, intralciata, appesantita e, infine, vessata, da regole, precetti ,  prescrizioni, direttive e pignolerie varie finisce per subirne le conseguenze  pagando di più per i beni e i servizi che desidera. Le élite derubricano tali aspetti della vita come “cose minori” ma per gli altri, ovvero tutti noi comuni mortali, l’inflazione proveniente dalle “norme” rende l’esistenza  non solo più costosa, ma quasi impossibile da vivere serenamente. I giovani si arrendono sia perché non sono sufficientemente strutturati e sia anche perché più inclini a subire gli eventi ed il caos, mentre gli anziani essendo stanchi e spesso “acciaccati” vogliono pensare solo alla loro pensione ed alla goduria di stare con i loro  nipotini.  Insomma, spesso anche non volendo, siamo nemici del sistema ma anche complici.

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