Proteste, anarchia dei tamponi e fiasco di Immuni Economia ammanettata da debolezza politica e inciviltà

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Civiltà Italiana pensa a un “Piano Marshall” di civiltà

e all’Educazione civica obbligatoria fino all’Università

di Mario Travaglini

L’epidemia dovuta al covid-19, per la sua dimensione universale e per la sua durata, costituisce un test impietoso per i governi di tutti gli Stati, la resilienza delle nazioni e la coesione delle società. Essa si avvia a dare l’impronta al XXI secolo nel corso del  quale,probabilmente, emergerà una nuova gerarchia dei Paesi che hanno ottenuto migliori performances e che meglio avranno saputo rispondere  alla crisi sanitaria ed economica oggi in atto. Tutto questo potrebbe portare ad un declassamento definitivo dell’Italia dove ormai si sommano  due aspetti esplosivi : da un lato la perdita di controllo della crisi sanitaria da parte dei pubblici poteri e, dall’altro, le proteste sempre più forti dei cittadini . Gli italiani sono stati una prima volta posti in lockdown dal 9 marzo al 19 maggio per sopperire alla impreparazione degli organi decisionali dello Stato, alla insufficienza ricettiva degli ospedali, alle pesanti difficoltà  legate alla produzione dei presidi biomedici. L’effetto dello stupore ed una paura sempre più utilizzata come strumento di disciplina ci hanno costretto ad accettare la sospensione delle nostre libertà e l’ammanettamento della nostra economia. Non va certamente meglio con la seconda “ondata”, largamente prevista ed annunziata da lungo tempo  dalle massime autorità internazionali.                         Ho l’impressione che la rassegnazione e la sottomissione si stia velocemente trasformando in resistenza di fronte alle misure restrittive ed alla distruzione della economia reale. I segnali sono molteplici . Ci sono le proteste eclatanti nelle nostre metropoli, ma a Milano, Roma e Napoli si vanno aggiungendo realtà minori ma altrettanto significative (Trieste e Pescara) dove gli artigiani ed i  commercianti, con la loro protesta più o meno civile, non esenti dalle speculazioni di estremisti e malavitosi, hanno fatto capire di essere vicino al fallimento. C’è la mobilitazione del personale sanitario che minaccia di interrompere il lavoro in ragione della persistente penuria di letti e di personale. C’è la protesta delle famiglie contro l’isolamento degli anziani nelle RSA. C’è la protesta delle Regioni e dei Sindaci contro le decisioni incoerenti dello Stato. E’ di tutta evidenza che l’Italia resta incapace  di applicare la sola strategia efficace per lottare contro l’epidemia : testare, tracciare, isolare, curare. I tests sono utilizzati in maniera assolutamente anarchica e rovinosa oltre che attuati in versione terzo mondo; l’applicazione telefonica si è rivelata essere un assoluto fiasco sia perché  tecnicamente modesta e sia anche perché non è stato fatto alcunché per la promozione e la divulgazione (sarebbe stato un reato imporla agli studenti e a tutti coloro che salgono sui mezzi pubblici?); l’isolamento è solo virtuale non essendo possibile eseguire i controlli su chi è in quarantena; la capacità dei posti in rianimazione è rimasta invariata pur avendo avuto a disposizione ben quattro mesi per provvedere (emblematico è il caso campano dove con quasi sette milioni di abitanti si dispone di appena 276 posti in rianimazione). Questa incapacità a tenere sotto controllo l’epidemia ostacola ogni forma di rilancio e le innumerevoli misure di restrizione adottate impedendo di fatto lo svolgimento di molte  attività  finiscono per generare un clima ansiogeno che, a sua volta, si riflette sull’intero sistema produttivo del Paese, e ciò in quanto gli aiuti pubblici, complessi e appesantiti da inutili condizioni, sono stati pensati solo per le grandi società e per i salariati della funzione pubblica e solo marginalmente  e con il solito ritardo  per le piccole imprese e i lavoratori indipendenti . Occorre purtroppo constatare come oggi l’Esecutivo, con i suoi ripetuti dpcm contraddittori, avendo oscillato in permanenza tra precauzioni sanitarie e salvaguardia dell’economia reale, si  trovi preso in un vicolo cieco non potendo più agire né verso l’alto, per via delle proteste crescenti dei cittadini, né verso il basso, per via delle resistenze sempre più forti delle regioni e dei sindaci. A mio parere il Governo ha perso su entrambi i fronti e rischia  di mettere in pericolo quel che resta della nostra democrazia sia attraverso l’instaurazione di una tirannia sanitaria e sia anche per l’inazione di fronte ai disordini pubblici. Contrariamente a quanto si sente in giro, l’epidemia non è una guerra e non si combatte con l’autoritarismo e la paura ma con il civismo dei cittadini e la mobilitazione degli attori economici e sociali. Ecco perché bisogna sostenere il mondo  dell’educazione, dalla scuola all’università, per contrastare l’incoscienza e l’indifferenza di fasce importanti delle generazioni più giovani nei confronti della pandemia. Da anni si parla  di rendere obbligatoria la materia  dell’Educazione Civica per tutte le fasce di età ma non è stato mai fatto . La proposta di Civiltà Italiana è quella di avviare un “Piano Marshall” nel quale l’Educazione Civica venga immediatamente resa obbligatoria e valutata come disciplina fondamentale e vincolante per conseguire diplomi di maturità e di laurea .

Mario Travaglini

 

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