Referendum il 20 il 21 Settembre
La critica di Civiltà Italiana in 14 punti

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Il Presidente Travaglini : da sempre con il nostro comandamento sosteniamo di vincolare la riduzione dei parlametari  ad un nuovo  sistema elettorale

 

Ci avviamo svogliatamente verso questo appuntamento elettorale per confermare la riduzione del numero dei parlamentari già decisa dalle due camere. E’ un passaggio obbligato perché la legge diventi applicabile. Non essendoci quorum bastano pochi voti per rendere definitivo l’ennesimo furto di democrazia . In una ottica come sempre di informazione Civiltà Italiana ritiene sia doveroso  mettere in guardia i cittadini elettori sul contenuto demagogico del provvedimento, segnalando altresì come i partiti, ed i media ad essi collegati,  si siano limitati alla solita e becera propaganda anziché sviluppare buona informazione. Anche i partiti di opposizione anziché prendere le distanze dal  conformismo peloso della maggioranza di governo hanno trovato il modo di rendersi ridicoli giustificandosi in vari esilaranti modi dal sapore di vere e proprie panzane buttate li solo per nascondere la paura dell’impopolarità .      Noi, come al solito, andiamo contro vento e non ci stancheremo di denunciare come l’attuale deficit politico continui a generare deficit di democrazia a cui i cittadini possono ribellarsi barrando la casella del NO. Sia chiaro che Civiltà Italiana non è contro la riduzione dei parlamentari ma è contro una riduzione fatta in presenza di questa legge elettorale (Rosatellum) o, peggio ancora, di una legge elettorale proporzionale che, sembra, sia allo studio nei pensatoi delle segreterie dei partiti di governo. Continuare ad evidenziare il lato oscuro del sistema proporzionale significa puntare il dito sul nervo scoperto del sistema politico italiano, ovvero su quella parte di classe politica, che ieri come oggi, teme che la parola definitiva  su chi debba guidare il Paese  passi al cittadino elettore azzerando, in tal modo, le manovre di palazzo sulle quali e nelle quali vive “la casta”. Nelle considerazioni che seguono si tenta di spiegare i pericoli nascosti e le numerose anomalie tecniche contenuti nel provvedimento.

 

Considerazioni

Primo: è una riforma oligarchica, che consegna il destino della “cosa pubblica” nelle mani di pochi parlamentari, esattamente com’era nelle intenzioni del “piano di rinascita democratica” della P2 di Licio Gelli, il quale elaborò un progetto simile a quello approntato dall’attuale riforma. Inoltre viene sacrificato in modo consistente il rapporto abitanti/rappresentanti.

Secondo: decisioni politiche importanti saranno demandate ad uno sparuto gruppo di parlamentari che, in casi particolari, decideranno sull’approvazione di leggi che riguardano milioni di cittadini. Si pensi alle Commissioni in sede deliberante al Senato, dove anche soli quattro senatori potranno decidere sui destini della nazione.

Terzo: l’elezione del Capo dello Stato potrebbe finire, al verificarsi di determinate condizioni e in presenza di particolari leggi elettorali, alla mercé della sola maggioranza parlamentare. Dalla quarta votazione in avanti il Presidente della Repubblica è eletto dalla maggioranza dei componenti del Parlamento riunito in seduta comune. Con una riduzione del numero di deputati e senatori di circa il 40%, e di fronte ad eventuali future leggi elettorali maggioritarie, l’inquilino del Colle potrebbe essere espressione della sola maggioranza parlamentare. Bisognava almeno alzare l’asticella delle maggioranze.

Quarto: esiste un serio problema di rappresentanza al Senato dove, per effetto della disposizione dell’art. 57 della Costituzione che prevede la sua elezione su base regionale, la riduzione del numero dei senatori produrrà la conseguenza che ad attribuirsi i seggi a Palazzo Madama saranno le sole liste con i maggiori consensi elettorali. Resteranno escluse quelle liste che, pur avendo superato la soglia di sbarramento a livello nazionale, non potranno partecipare alla distribuzione dei seggi su base regionale perché, vista la riduzione numerica, gli scranni saranno attribuiti alle liste maggiori.

Quinto: i parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero potrebbero risultare decisivi nella tenuta dei governi ribaltando, in casi estremi, gli esiti elettorali nazionali. E’ pur vero che anche il numero di deputati e senatori della Estero saranno ridotti (da 12 ad 8 per la Camera e da 6 a 4 per il Senato), ma con leggi elettorali proporzionali il loro peso potrebbe risultare decisivo, a dispetto dei risultati nazionali.

Sesto: la riforma mantiene invariato il numero dei senatori a vita di nomina del Presidente della Repubblica, quando avrebbe dovuto – di fronte ad un taglio di circa il 40% del numero dei senatori – ridurlo quantomeno da cinque a tre. In questo modo, invece, i Monti e i Napolitano di turno potrebbero risultare decisivi nella formazione e nella tenuta dei governi.

Settimo: assenza di adeguati pesi e contrappesi istituzionali in grado di bilanciare la minore rappresentanza del popolo all’interno del Parlamento. Nel momento in cui si comprime la rappresentanza dei cittadini all’interno delle aule parlamentari, occorre bilanciare tale contrazione con strumenti che restituiscano al popolo, seppur in parte,  quello spazio di rappresentatività che ora viene parecchio limitato. Ad esempio, si sarebbe potuto contestualmente prevedere l’elezione diretta del Capo dello Stato e una riforma in senso federale della Repubblica.

Ottavo: la procedura di revisione costituzionale di cui all’art. 138 della Costituzione sarà demandata – soprattutto nella prima votazione dove è sufficiente la maggioranza dei presenti – ad un numero davvero esiguo di deputati e senatori.

Nono: se si continuasse ad avere leggi elettorali con listini bloccati e candidati nominati, le prossime legislature saranno composte da parlamentari quasi esclusivamente indicati dalle segreterie di partito, sottraendo al popolo il diritto di scegliersi i suoi rappresentanti. Con la conseguenza che ciascun deputato e senatore finirà per rispondere al partito e non agli elettori.

Decimo: nella comparazione con gli altri Stati europei, l’Italia sarà tra i Paesi col minor numero di parlamentari in proporzione al numero di abitanti. Esempi significativi sono le civilissime Svezia e Norvegia, che in proporzione ai cittadini residenti hanno il maggior numero di rappresentati in Parlamento. Anche in Francia e in Gran Bretagna i cittadini sono adeguatamente rappresentati, pur avendo i due Paesi un numero di abitanti superiore al nostro.

Undicesimo: la riforma concentra la rappresentanza politica nelle aree più popolose del Paese, a scapito di quelle con meno abitanti ma territorialmente più vaste, ed inoltre non tutela in modo adeguato le minoranze linguistiche (il caso del Trentino-Alto Adige è quello più significativo). Un problema serio che produrrà i suoi effetti negativi nei decenni a venire. In generale il numero medio di abitanti per deputato sale da 96.006 a 152.210 mentre quello per senatore da 188.424 a 302.420  .           Con questi numeri ogni regione o territorio può fare agevolmente i suoi calcoli.

Dodicesimo: viene messo in discussione il rapporto tra eletto ed elettore, che diventerà ancora più debole e favorirà il distacco dei cittadini dalla politica, incrementando l’astensionismo e la disaffezione nei confronti delle Istituzioni, soprattutto del Parlamento, l’unico luogo dove il cittadino dovrebbe vedersi democraticamente rappresentato. Un Parlamento con meno eletti, per giunta nominati, sarà sempre più percepito dai cittadini come qualcosa di distante. Per contrastare “la casta” si finirà col rafforzarla ancora di più, spianando la strada all’oligarchia. Un vero e proprio furto di democrazia .

Tredicesimo : alla luce di quanto sopra tecnicamente argomentato, sarebbe un suicidio collettivo consegnare il governo del nostro Paese ad un gruppo ristretto di parlamentari come  quelli attualmente in carica la cui incompetenza ed incapacità è ormai definitivamente acclarata.

Quattordicesimo :  Civiltà Italiana da lungo tempo sostiene la necessità di ridurre il numero dei parlamentari. A tal fine,  e nella considerazione che detta operazione non possa essere eseguita fuori da un contesto di riordino complessivo delle istituzioni parlamentari, ha elaborato un percorso che nei dettagli è stato spiegato nel   “comandamento“  Sistema Elettorale. In sintesi la riduzione  potrebbe essere conseguita  in modo molto semplice eliminando la quota proporzionale del 25% del   Mattarellum e confermando il sistema maggioritario per il restante 75 % ; così facendo non occorrerebbe neppure modificare il disegno dei collegi già in essere che, tra l’altro, consentono a tutti i territori di avere un congruo numero di rappresentanti in parlamento. Il quadro delle riforme dovrà essere poi completato con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Civiltà Italiana

 

 

 

 

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