DOVE SONO FINITI GLI ISTITUTI D’ARTE?

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Articolo di Roberto Puzzu su Centralmente- LA RIVISTA della Domenica/8

by Roberto Puzzu23/05/2021https://centralmente.com/2021/05/23/dove-sono-finiti-gli-istituti-darte/

   

Fra pandemie di varia natura, ogni tanto come un eco lontano, si sente rimbalzare il suono scuola…Ed io che pensavo se ne fossero dimenticati. Ma no! 

Ascoltando con più attenzione i vari notiziari, mi rendo conto che il governo di superman parla di soldi alla scuola, anzi ne individua una delle priorità del paese per l’ottenimento dei fondi europei. Di queste intenzionalità non si conosce alcunche, immagino quindi  che alla fine ci si riferisca al potenziamento dell’esistente e che in fondo non esista alcuna intenzione di valutare né di intervenire in maniera critica alla rivisitazione di quel polpettone licealizzante gelminiano  che trova origine nelle intenzioni berlingueriane insaporite da tesi morattiane. 

Ho assistito e vissuto in prima persona a questo fluido impoverirsi del sapere quello, pedagogicamente inteso quale strumento per indicare complessi di conoscenze organizzate in modo coerente.

Tralasciando, ma solo per ovvi motivi di spazio, la restante parte del tutto, fatto diventare omologamente Liceo, penso al destino che è stato riservato agli istituti d’arte.

Questo Paese non è nuovo, nella figura dei suoi governanti, ad atti di autolesionismo quando, immoralmente, si è disfatto dei suoi gioielli: telecomunicazioni, siderurgia, ricerca e quant’alto ma, mi sarebbe stato molto difficile, anche solo sognare una simile riforma per la scuola. Sicuramente da anni si sentiva la necessità di una messa a punto del sistema scolastico nel suo complesso ma, solo pochi, auspicavano una tale semplificazione nel nome di…..vallo a capire!

  

Così una scuola, nata dalla riforma Gentile, prioritariamente con lo scopo di formare  Artieri (invece che Artisti alla preparazione dei quali, non proprio felicemente, erano stati delegati altre tipologie di scuola denominata Liceo artistico che, aveva anche chiaramente lo scopo politico di dividere le classi abbienti da quelle che lo erano meno; esattamente come era stata progettata la restante parte della scuola nazionale a partire proprio dai percorsi dell’istruzione post elementare divisi in media ed avviamento. Alla prima si accedeva, oltre che con la licenza elementare, anche con un esame di ammissione obbligatorio. Solo questo percorso di studi consentiva l’accesso ai licei ) che attraverso la frequenza di queste istituzioni scolastiche si impadronivano di quella manualità colta che ha reso ricco e famoso il nostro paese. Se queste istituzioni scolastiche avessero continuato a funzionare, in maniera coerente, molte delle nostre aziende di produzione nei settori manifatturieri non avrebbero sentito la necessità di mettere in essere, a proprie spese, scuole di formazione professionale rispondenti alle esigenze produttive di ciascuna. Sarebbe comunque ingeneroso e poco rispettoso della storia dare tutte le colpe al trio indicato in precedenza; in realtà precedenti riforme ne avevano già snaturato l’impianto pedagogico spezzando un corso di studi che aveva inizio nella età post elementare e si concludeva con la frequenza dell’accademia di belle arti: in totale dieci anni di istruzione e formazione specifica funzionale al raggiungimento di tutte quelle abilità tecnico-progettuali e creative, quasi uniche e, ancora oggi, tutt’altro che obsolete, prese a modello di istruzione anche da altri stati europei.

  

Bene, la riforma vigente, invece di procedere alla riforma dell’esistente rinvigorendolo di nuova  linfa didattica attraverso formazione e dotazione di nuova strumentazione negli indirizzi di ricerca bi e tridimensionali, ha totalmente snaturato l’impianto didattico di queste scuole rimescolandolo al punto da renderlo quasi inefficace, rendendolo la brutta copia di ciò che era stato. Sono diminuite a dismisura le ore di laboratorio professionalizzante di indirizzo, di geometria descrittiva, del disegno dal vero per far posto ad una lingua straniera e allo studio della filosofia. Materie sicuramente importanti e necessarie ma, perchè non aggiungerle al curricolo esistente, lasciando ai discenti e alle loro famiglie la libertà di scegliere oppure no la frequenza di una scuola così articolata? Ogni tanto, su questo argomento mi si ribatte che, per fare tutto ciò, è necessario aumentare il corso di studi di un anno perché ciò non corrisponde al modello europeo,  (che naturalmente viene imitato a sentimento visto che nel nostro paese i corsi di studio durano cinque anni, nei paesi d’Europa prevalentemente quattro), e allora? Forse che in un Conservatorio si diminuiscono gli anni di studio o le ore di esercitazione necessari per avere il diploma di pianoforte, organo o di qualsiasi altro strumento?

  

Gli istituti d’arte sono stati scuole di grande formazione non solo artistica ma anche culturale dove la conoscenza dei vari linguaggi dell’espressività, compresi quelli letterari erano ben presenti e funzionanti.

     

La mia sorte era quella predestinata di diventare un farmacista poichè la mia famiglia di questo si occupava. Per cui tutto il mio itinerario scolastico era già stato programmato, naturalmente, a mia insaputa. Arrivato il momento della frequenza della scuola superiore, ero stato iscritto al liceo classico,  mi sono testardamente rifiutato di metterci piede: sognavo di diventare pittore, come poi fortunatamente è successo  grazie alla  caparbietà di voler frequentare un percorso di studi ad indirizzo artistico o nient’altro. Sono stato, quindi, un allievo dell’istituto d’arte, nel mio caso di Sassari. Una scuola meravigliosa della quale, negli anni, sono stato anche docente e dirigente e per la quale è scattato un’amore senza freni. Appena mi è stato concesso di frequentarla non sarei più andato via di lì tanto ci stavo a mio agio. Tutto quello che sono e sono diventato artisticamente, culturalmente, lo debbo agli insegnamenti che mi sono stati impartiti in quella scuola.

Mi domandavo, quindi, se all’interno di questo enorme flusso di danaro che sta per arrivare, qualche anima buona, nel governo potesse, quantomeno interrogarsi, sulla situazione attuale di queste istituzioni scolastiche e rivalutarne la didattica attraverso i necessari investimenti culturali e finanziari, proprio nell’interesse della produzione artistico-artigianale del nostro Paese considerata, per le sue peculiarità, unica in tutto il mondo.

Le immagini che accompagnano questo breve articolo sono frutto degli scatti della mia collezione privata, scattate durante l’esercizio della mia funzione

di dirigente scolastico dell’istituto statale d’arte FILIPPO FIGARI di Sassari

 

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